IL GIORNO 2 APRILE IL SIGNORE CHIAMAVA A SE’ GIOVANNI
PAOLO II
La Fondazione vuole ricordare Giovanni
Paolo II "Il Grande" in particolare per l’insegnamento che egli
specificatamente ha destinato a temi che rientrano tra gli scopi della
Fondazione: i temi della solidarietà, della carità, della giustizia, i problemi
dei poveri, degli ammalati, degli oppressi, degli sfruttati. Senza peraltro
dimenticare che egli si è anche occupato di temi e problemi connessi a quelli
sopra indicati: la pace, il dialogo tra i popoli, etnie e religioni diverse,
l’impegno nella cooperazione, la presenza e gli interventi nelle innumerevoli
emergenze, la globalizzazione della solidarietà per equilibrare i grandi
squilibri tra nord e sud. E’ stato in proposito affermato:
"L’eredità più difficile che lascia Papa Wojtyla al suo
successore è questa: l’impegno per la pace passa attraverso la verità, la
giustizia e la solidarietà".
Vogliamo qui ricordare alcune
affermazioni di Giovanni Paolo II su questi problemi: "La Chiesa vuole
mantenere la sua opzione preferenziale, non escludente, per i poveri. – Date
loro da mangiare è la voce di Gesù ieri e oggi. La Chiesa vuole essere con
questa voce di Cristo, avvocata dei poveri e degli abbandonati. Essa offre la
sua dottrina sociale come animatrice di autentiche vie di liberazione.
(Incontro con i poveri a Lima, 5 febbraio 1985). "Occorre vincere
l’ingiustizia con la giustizia, la menzogna con la verità, la vendetta con il
perdono. Questo stile di vita richiede educazione fin dall’infanzia. Le
parrocchie, gli oratori, le associazioni, i movimenti, i gruppi ecclesiali
devono sempre più diventare luoghi privilegiati di questa pedagogia dell’amore e
della pace" (Angelus con i ragazzi dell’Azione Cattolica, 20 gennaio 2005).
Nelle sue encicliche sociali il Papa ha
più volte affermato che "L’amore cristiano spinge alla denuncia, alla
proposta, all’impegno, di progettazione culturale e solidale, ad una fattiva
operosità, che sprona tutti coloro che hanno sinceramente a cuore la sorte
dell’uomo al proprio contributo".
Purtroppo dobbiamo constatare che oggi
il Papa per molti è un santo, un grande, un profeta, un saggio ecc., ma quanti
erano d’accordo con lui quando parlava della guerra, della remissione del debito
estero, dei problemi della famiglia, dell’aborto, dell’eutanasia? Che cosa ha
fatto il Parlamento Italiano quando il Papa ha chiesto più volte provvedimenti
di clemenza per i carcerati? Qualcuno ha detto
"Forse sarebbe stato meglio ascoltarlo quando era vivo e non solo dopo quando ci
può far comodo".